LA RIFORMA DELLA DISABILITA’ IN ITALIA – D.Lgs 62/2024 – Vers. PDF
Il cambio di paradigma:
dal modello medico al modello dei diritti umani
Per comprendere la portata della riforma italiana della disabilità è indispensabile partire dalla distinzione tra i due modelli concettuali che si contendono il campo da decenni: il modello medico-assistenziale e il modello dei diritti umani.
Nel modello medico, la disabilità è una caratteristica intrinseca della persona, una condizione derivante da menomazioni o patologie che ne limitano le capacità. La risposta istituzionale conseguente è prevalentemente sanitaria e assistenziale: diagnosi, cura, riabilitazione, protezione. La persona con disabilità è essenzialmente un paziente o un beneficiario di prestazioni. Il sistema valuta la persona, misura le sue mancanze, le attribuisce una percentuale di invalidità e le riconosce un insieme predeterminato di benefici.
Nel modello dei diritti umani, elaborato dalla comunità internazionale e codificato nella CRPD del 2006, la disabilità non è un fatto individuale ma un’interazione sociale: è il risultato dell’incontro tra le caratteristiche funzionali di una persona e le barriere , fisiche, comunicative, attitudinali, procedurali , che l’ambiente pone alla sua partecipazione. La stessa persona può essere più o meno disabile a seconda del contesto in cui si trova. Abbattere le barriere è un obbligo giuridico degli Stati, non una concessione generosa. La persona non è oggetto di cura ma soggetto di diritti.
L’Italia ha intrapreso un percorso di riforma del proprio sistema di welfare per le persone con disabilità che non ha precedenti nella storia repubblicana. Non si tratta di una semplice revisione procedurale o di un aggiornamento di nomenclature: siamo di fronte a un cambiamento paradigmatico che ridisegna il rapporto tra la persona con disabilità e lo Stato, tra il cittadino e i servizi, tra il bisogno e il diritto.
Il D.Lgs. 3 maggio 2024, n. 62, adottato in attuazione della legge delega n. 227/2021, non è nato nel vuoto normativo. Esso rappresenta il punto di arrivo , o meglio, il punto di partenza operativo , di un processo culturale e giuridico iniziato con la ratifica italiana della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) avvenuta con legge 3 marzo 2009, n. 18. Quella ratifica aveva sancito l’impegno dell’Italia ad adottare il modello dei diritti umani quale fondamento esclusivo delle proprie politiche in materia di disabilità, superando definitivamente il modello medico-assistenziale che aveva dominato per decenni.
Questo volume nasce con una finalità precisa: essere uno strumento utile e rigoroso per tutti coloro , professionisti, amministratori, operatori del Terzo Settore, familiari, persone con disabilità stesse , che devono comprendere, applicare e, dove necessario, rivendicare i diritti che la nuova normativa introduce. Non è un testo accademico astratto né un manuale burocratico. È un percorso ragionato attraverso le norme, con l’obiettivo di rendere comprensibile ciò che è complesso senza banalizzare ciò che è sostanziale.
La struttura del volume segue una logica progressiva: dal quadro internazionale e costituzionale fino agli strumenti operativi più concreti, come il budget di progetto e l’autogestione. Ogni capitolo è costruito attorno ai testi normativi di riferimento , la CRPD e il D.Lgs. 62/2024 , integrati con gli altri decreti della riforma e con gli strumenti tecnici (ICF, WHODAS 2.0, metamodello Schalock sulla qualità della vita) che costituiscono il retroterra scientifico e metodologico dell’intervento legislativo.
Una avvertenza metodologica è doverosa: la riforma è in corso di progressiva attuazione. La fase di sperimentazione, avviata dal 1° gennaio 2025 nelle province individuate con apposito regolamento, si concluderà con il regime a piena applicazione dal 1° gennaio 2027. I contenuti di questo volume rispecchiano il testo vigente del D.Lgs. 62/2024 e dei decreti collegati, con le note sui tempi di applicazione e sulle disposizioni transitorie.
Si auspica che questo testo contribuisca a formare una cultura diffusa della riforma: non solo conoscenza delle norme, ma comprensione profonda dei valori che le animano. Perché il diritto alla vita indipendente, all’autodeterminazione, all’inclusione e alla partecipazione sociale non sono principi astratti da iscrivere nei preamboli delle leggi: sono diritti esigibili, qui e ora, da ogni persona con disabilità in Italia.
| Attributi | Valore |
|---|---|
| Pagine |
270 |
| Anno pubblicazione |
2026 |





